Alle radici dell'occulto.

Non solo vampiri. Non solo cacciatori di esseri sovrannaturali.
Quando ho ideato il mondo delle Memorie Oscure avevo ben chiara una cosa: doveva essere una versione più buia e decadente del nostro mondo, una versione dove l'antichità della terra doveva respirarsi a pieni polmoni, dove il mito e la leggenda possedevano ben più di un fondo di verità.
Per cui ho scavato.
Prima degli ordini cristiani, prima dei nosferatu, tra gli echi della civiltà atavica degli egizi e la caduta di Cartagine. Non sono mai stati i mostri il fondamento delle paure dell'Uomo, quanto piuttosto l'impercettibile, l'inesplicabile, l'impalpabile: la magia.

Partendo da questo presupposto, ovvero che una forza invisibile, da sempre, pervade la realtà, ho dato vita alla mia personale concezione della magia all'interno dell'universo narrativo delle Memorie Oscure.
Ho preso i più blasfemi rituali pagani, la cultura di civiltà scomparse da millenni, le loro usanze fondate sul culto del sangue e della morte, sul conflitto/armonia con tutti gli elementi. Poi sono passato ai trattati cattolici redatti durante i Secoli Bui, alla ferma condanna dei tribunali inquisitori.
Qui mi sono fermato. Avevo tutto ciò che mi occorreva. Non erano incantesimi, non erano formule latine e nemmeno culti votati a una sorta di equilibrio superiore. C'era solo il potere grezzo, nè bianco nè nero, la vera stregoneria, quella concessa a poche, pochissime elette in grado di canalizzarla per i propri scopi.
Quella che troverete nelle Memorie Oscure è una magia "silenziosa", terribile, oscena e blasfema che si manifesta "dietro le quinte" della realtà mortale. Una magia che non ama mostrarsi nè pavoneggiarsi, di cui si avverte la presenza ma non la si riconosce se non nel momento della verità. Non c'è nulla di sensazionalistico, pirotecnico o caotico. 
Le "mie" streghe sono donne volubili, egoiste, solitarie e arroganti. In virtù delle capacità che governano a caro prezzo si ritengo più di comuni essere umani. Guardano con sprezzo ai mortali e non si curano dei dannati. Il loro potere deriva dalla loro stessa ambizione. Tengono solo a loro stesse, non si schierano, non hanno interesse nel governare o nel raggiungere posizioni sociali elevate.
Le mie streghe sanno essere imprevedibili. La loro fama le precede. Non c'è personaggio, umano e non, che vorrebbe averci a che fare. E quando l'interazione è davvero necessaria, aleggia costantemente un'atmosfera di lecito dubbio, di sfiducia, di repentino ribaltamento delle dinamiche.      
Non esistono circoli, congreghe, assemblee o sorellanze vere e proprie. E così come per altre intuizioni, la mia visione sull'argomento deriva da poche e semplici domande: perchè una strega dovrebbe voler fare del bene, o del male? Quel'è il suo tornaconto? Quali sono i suoi limiti morali, i limiti morali di una donna che potenzialmente non ha limiti? 
Se da un lato queste stesse domande potrebbero essere rivolte alla figura del vampiro con risposte abbastanza scontate, trovo che contestualizzarle alla figura della strega, figura non immortale, più "esposta" durante la Storia rispetto agli inafferrabili non morti, sia certamente più intrigante e interessante.    
Dare per scontato che qualunque essere, a contatto con un grande potere, dotato di capacità fuori dalla norma, sia più propenso a farsi corrompere, a seguire i dettami dei suoi desideri, o anche soltanto a ignorare tutto ciò che non rientra nei suoi interessi o nelle sue possibilità. 
Non si tratta quindi di streghe malvagie, di magia nera o di corruzione dell'anima. Semplicemente per ottenere più potere bisogna sacrificare di più. 
Nelle Memorie Oscure la magia esiste, ma il mondo delle Memorie Oscure è pur sempre il nostro verosimile macrocosmo, coi suoi vizi e le sue virtù.
Come direbbe qualcuno, se sai fare bene qualcosa perchè farla gratis?
Questo è in breve il concetto dietro la personalità delle mie streghe, e nell'economia dei miei romanzi il loro modus operandi procurerà spesso e volentieri una serie di reazioni a catena da cui persino un vampiro troverà impiccio ad uscirne.

"Alle streghe importa soltanto delle streghe."  (cit. Tractatus Maleficarum, 1237)  

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