Il prigioniero del Castello.

Ideato, e in un certo qual modo commissionato per essere un piccolo omaggio all'isola d'Ischia su cui sono nato e cresciuto, "Il prigioniero del Castello" è un racconto breve che nonostante tutto non rinuncia alla sua dose di mistero dai risvolti tipicamente sovrannaturali.
Come di mia consuetudine, si tratta di una vicenda costruita scrupolosamente su eventi storici realmente accaduti amalgamati a elementi di fantasia dal retrogusto gotico.
La contrapposizione tra sacro e profano, reale e presunto irreale, luce e tenebra: tra le righe dimora ogni dogma tipico del genere.
Nella speranza di potervi mostrare il lavoro completo entro tempi brevi, comincio col proporvi la quarta di copertina:


Italia, 1809.

Travolta dalla schiacciante forza militare francese, saccheggiata e umiliata, l’intera penisola trema sotto il giogo assolutistico del maresciallo bonapartista Joachim Murat.
In un disperato tentativo di rovesciare le infauste sorti della propria terra, la dinastia dei Borbone di Napoli rinsalda la propria alleanza con l’Impero Britannico.
La presa di posizione si rivela un momentaneo successo, la scintilla di una vera e propria lotta alla liberazione.
Poi accade l’inesplicabile.
Un numero eccezionale di galeoni da guerra inglesi si distacca dalle forze principali facendo rotta verso la piccola isola d’Ischia, intenzionato contro ogni logica e urgenza a espugnare di prepotenza l’antico Castello Aragonese a picco sul mare.
Cosa si cela dietro la volontà di una conquista tanto provinciale? A cosa, esattamente, i formidabili reggimenti francesi asserragliati nella fortezza stanno di guardia?
La Storia l’ha rimosso. La leggenda lo ricorda. Il prigioniero del Castello attende nell’oscurità il momento della rivalsa.




Nell'immagine sopra: dipinto "L'isola dei morti" (1880-1886), di Arnold Böcklin (1827-1901), ispirato alle forme del Castello Aragonese di Ischia.

Commenti

Post più popolari