martedì 12 maggio 2015

Una Notte di Ordinaria Follia: intervista a cura di FeedBooks.

Ecco, amici, la prima intervista sui contenuti del mio nuovo lavoro, tra vampiri, curiosità personali e tante fonti d'ispirazione!
Buona lettura!


Vampiri: nonostante i clichés e le frequenti apparizioni nel cinema e nella letteratura degli ultimi anni, i protagonisti del suo racconto sono ancora loro, le creature succhiasangue che da tempo immemorabile infestano i nostri incubi. Come, e perché, i vampiri continuano ad essere i personaggi privilegiati nel mondo dell’horror e del fantastico ?

Questa è una domanda molto più complessa di quella che potrebbe apparire, per cui cercherò di essere il più possibile sintetico.
Lasciando un momento da parte la moda, o le questioni meramente commerciali, la figura del vampiro è sempre stata, in ambito letterario, l’incarnazione dell’Uomo, o meglio, di un particolare aspetto dell’Uomo. Qualcuno potrebbe dire che si tratta del romanticismo, o della melanconia, dati anche gli esempi degli ultimi anni in questo particolare panorama, ma in realtà parliamo di emozioni ben più basse come la superbia, l’ira e l’ambizione smodata. Probabilmente anche la lussuria, ma in ambiti ben precisi.
Il vampiro è una creatura libera, veramente libera. Libera dalle convenzioni sociali, libera dalle catene della moralità, della vecchiaia e certamente da quelle della legge terrena, la cosiddetta “giustizia”.
Quale altro essere di fantasia può vantare un simile fascino? Uno che si sazia di sangue (letteralmente la vita di un essere umano), che prospera nell’oscurità, che può realmente assistere al corso dei secoli e fissare il mondo dall’alto al basso.
Parliamo di un mostro, perché un’entità di questa portata, che sfugge alle regole della nostra società, sarà sempre vista come tale. E lo vediamo, a scapito degli anni, protagonista centrale del genere horror perché nonostante la sua evoluzione, l’Umanità continua a conservare alcuni dei suoi “attraenti vizi”, fantasie inconfessabili che non possono essere esternate liberamente.
Il vampiro, al contrario, può tutto. Che sia mostruoso o meravigliosamente bello; che sia aristocratico o vagabondo; egli è in grado di imporre la propria volontà. E tutto ciò al prezzo piuttosto esiguo, dato in contesto, della propria umanità.

Una notte di ordinaria follia, nonostante la sua forma breve, è un baule di riferimenti cinematografici con il ritmo veloce di un videogame: come ha inserito all’interno della storia la sua cultura?

L’idea alla base di questa mia nuova opera è stata proprio il voler tendere la mano verso il mondo cinematografico, conferendole un ritmo incalzante, esagerato, quasi da videoclip, da videogame arcade. E dentro questa confezione un po’ nostalgica, forse anacronistica, ecco la figura del vampiro Nik.
Paradossalmente è proprio lui, l’irriverente vampiro Nik, a farsi carico dell’aspetto culturale, a sottolineare costantemente, senza mezzi termini, l’assurdità, la follia di quanto accade pagina dopo pagina.
Battutacce da B-movie,
fiumi di proiettili, linguaggio scurrile e quel sovrannaturale spiccio, senza tanti fronzoli, fatto di splatter e improbabili complotti ai danni dell’Umanità: un modo come un altro per rappresentare, degnamente o meno, questo nostro ventunesimo secolo che da un lato guarda al passato e dall’altro mira alla formula “bigger and better”.

La sua opera precedente, Le memorie oscure – Rondò, trae ispirazione dai grandi classici della letteratura gotica del XIX secolo. Cosa l’ha spinta a scegliere New York, l’ambientazione metropolitana per eccellenza, come sfondo di questa vicenda ?

Le memorie oscure – Rondò è un romanzo gotico a tutti gli effetti: cornice elegante, ambientazione ottocentesca e linguaggio forbito.
Una notte di ordinaria follia, al contrario, è un pulp, una sporca storia metropolitana a base di sangue e pallottole. Ed è oggi che prende luogo, nel ventunesimo secolo.
Gli Stati Uniti rappresentano ciò che l’Europa era per l’Ottocento. New York è forse la città moderna più famosa al mondo, teatro degli stereotipi, televisivi e non solo, più amati.
Non si può, credo, creare una storia come la mia e non passare per la Grande Mela.


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